Quali sono i vantaggi reali dell’agricoltura biologica in campo ambientale e in che misura la viticoltura biologica siciliana contribuisce a migliorare l’ambiente? “La Sicilia del vino bio è certamente un grande laboratorio di sostenibilità, oggettivamente il più grande d’Europa, ma il concetto può essere benissimo esteso a tutto il biologico italiano. I vantaggi ambientale del bio sono di tipo diretto, legati alla riduzione delle emissioni di CO2, di unità di azoto minerale e di acqua, ma anche indiretto legati alla capacità della sostanza organica di catturare il carbonio, sottraendolo all’atmosfera. Da uno studio inedito condotto da ItaliaBio risulta che l’entità di tale risparmio è dell’ordine del 38% per il biossido di carbonio, del 100% per l’azoto e del 20% per l’acqua”, ha affermato Lillo Alaimo Di Loro presidente di Italia Bio nel corso del convegno organizzato dall’Irvo al Vinitaly dal titolo “Sicilia – Il più grande vigneto biologico d’Italia anticipa il futuro del settore”, alla presenza di Luca Sammartino, assessore regionale agricoltura, di Giusy Mistretta,e Vito Bentivegna, rispettivamente commissario e direttore Irvo ed Elisabetta Nicolosi, docente di Unict, a cui ItaliaBio ha partecipato con una comunicazione sui dati inediti di uno studio dell’associazione sui “servizi ecosistemici” ovvero dei vantaggi ambientali ed ecologici del comparto biologico italiano.
I dati snocciolati dal presidente di Itali Bio sono stati ottenuti mediante un misuratore della performance eco solidale, basato su uno studio analitico comparativo sulle tecniche agronomiche e i mezzi tecnici ordinari utilizzati nelle tre macro aree italiane (Nord/Centro/Sud e isole). Lo studio ha consentito di calcolare i valori unitari di carbonio, azoto e acqua necessari ad un ciclo produttivo, per le quattro colture principali del panorama italiano: grano tenero, grano duro, vite e olivo con riferimento si al metodo di produzione biologico sia a quello convenzionale. Il modello considera la CO2 equivalente, tenendo conto quindi anche delle emissioni occulte e si riferisce solo alla fase di produzione dei prodotti agricoli. Il modello, pensato per misurare la performance eco soli delle aziende, si presta benissimo anche alle valutazioni di comparto o di territorio. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza su cui operiamo, riferendoci all’intera superficie biologica italiana, 2,5 milioni di Ha, escludendo i pascoli e i prati ( in quanto condotti ordinariamente con metodi estensivi) e che incidono sulla Sau (Superficie Agricola Utilizzabile) biologica per circa 900 mila ettari, i rimanenti 1,6 milioni di ettari, suddiviso nelle quattro macro aree colturali ( previste dal modello) danno luogo a numeri di grande impatto in termini di minore impatto e/o risparmio: – 600 milioni di tonnellate di CO2 emesse in atmosfera, -180 mila tonnellate di azoto e -110 milioni di metri cubi di acqua utilizzati per le colture.
“A questo deve aggiungersi il vantaggio indiretto dovuto alla cattura di carbonio operata dalla sosta organica che rappresenta il centro di gravità dell’agricoltura biologica. Dalla letteratura scientifica risulta, infatti, che ciascun ettaro di superficie coltivato in biologico, cattura da 300 a 450 kg di carbonio, corrispondenti a circa due tonnellate di CO2. Pertanto il biologico italiano contribuisce con oltre 5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente sottratto all’atmosfera”, ha sottolineato Alaimo Di Loro.
Tornando al vigneto bio, l’universo Sicilia con i suoi 33.800 ettari di vigneto coltivati in biologico – pari al 24% della viticoltura bio nazionale – contribuisce alla tutela dell’ambiente con una mancata emissione di CO2 di oltre 8 milioni di tonnellate, il risparmio di 2028 tonnellate di azoto e di 7 milioni di metri cubi di acqua irrigua.
Con la conversione dell’intero settore viticolo italiano il Bel Paese contribuirebbe al miglioramento dell’ambiente con 160 milioni di tonnellate di mancate emissioni di CO2, il risparmio di 36 milioni di tonnellate di azoto minerale e 120 milioni di mc di acqua. Cui bisogna aggiungere il vantaggio indiretto di 1,2 milioni di catture di CO2 equivalente. “Il traguardo non è impossibile – ha affermato il presidente di Italia Bio – se considera che siamo già è al 22% e che sussistono le condizioni pedoclimatiche, soprattutto nelle aree realmente vocate alla coltura, purché si adotti il necessario approccio olistico all’azione”.
Insomma, in un momento di terribile tensione internazionale, in buona parte dovuta alla tentazione del controllo totale delle risorse energetiche fossili, pensare ad un mondo che consuma meno risorse senza rinunciare alla quantità del vino e del suo racconto di amore per il territorio e di rispetto per la natura, rappresenterebbe un ottimo asset. Efficace anche sotto l’aspetto della comunicazione, di cui il vino, in quanto prevalentemente prodotto culturale non può fare a meno di nutrirsi. Tirando le somme per il presidente di ItaliaBio “il futuro dell’agricoltura, e della viticoltura in generale sarà biologico, sostenibile e solidale o purtroppo, non sarà affatto, e con esso il futuro stesso dell’umanità”.




