Il Green Deal europeo, pilastro della transizione ecologica dell’Ue, sta subendo una forte battuta d’arresto. La richiesta di Francia e Germania di cancellare la Corporate Sustainability Due Diligence segna un nuovo colpo, con Macron e Merz allineati su una posizione che rappresenta un netto cambio di rotta rispetto agli anni passati. Se nel 2017 la Francia guidava la sostenibilità nella filiera, oggi l’industria lamenta vincoli eccessivi in un contesto globale segnato dalla concorrenza asiatica.
Anche in Germania il cambio di governo ha mutato la linea: il cancelliere Merz, a differenza del predecessore Scholz, è apertamente contrario alla direttiva. Tensioni interne emergono anche nel dibattito tra Merz e il ministro delle Finanze Klingbeil.
Oltre alla pressione politica interna, pesa il mutato scenario internazionale: l’ascesa delle destre europee, le tensioni commerciali con gli Usa di Trump, la sovrapproduzione cinese e i timori economici legati al caro energia mettono in discussione la sostenibilità del Green Deal. Mario Draghi invita a non abbandonare la rotta verde, ma è sempre più isolato.
Nel Parlamento europeo, le destre e parte del Ppe chiedono di rallentare o congelare le politiche green, accusate di danneggiare agricoltura, competitività e stabilità. Il polacco Tusk è tra i più critici, legando il caro energia ai regolamenti ambientali europei.
Sul fronte energetico, molti leader temono rivolte sociali e perdita di competitività. La Commissione Ue, le Ong e l’Agenzia internazionale per l’energia ribattono che il vero problema è la dipendenza dai combustibili fossili.
Nel frattempo, Trump ha rilanciato i dazi contro l’Ue, pretendendo l’acquisto massiccio di gas statunitense, un tentativo di ostacolare l’autonomia energetica europea.
Anche la Commissione von der Leyen ha modificato la narrazione: “Green Deal” è ora “Clean, Just and Competitive Transition”. Si introducono deroghe e semplificazioni: congelate le multe per il settore auto e ridotti gli obblighi sulla due diligence, circoscritti ai fornitori diretti.
Ecco le principali battute d’arresto:
- Ottobre 2023: richiesta di “pausa normativa” sul Green Deal;
- Febbraio 2024: ritirata la proposta sulla riduzione dei pesticidi;
- Ottobre 2024: rinviata di un anno la normativa sulla deforestazione;
- Gennaio 2025: Francia e Polonia chiedono di ritardare o rivedere le leggi sulla sostenibilità aziendale;
- Aprile 2025: Trump rilancia le pressioni sul gas Usa;
- Maggio 2025: congelate le multe auto, rinviate due direttive, e Parigi e Berlino chiedono l’eliminazione della due diligence.
I cittadini europei percepiscono il rallentamento: secondo un sondaggio YouTrend, il 42% nota un calo nell’impegno individuale contro il cambiamento climatico, il 43% accusa le aziende e il 49% le istituzioni di aver fatto marcia indietro.
Resta il dato preoccupante: Francia e Germania ora chiedono apertamente all’Ue di cancellare il Green Deal. Il rischio non è solo una pausa, ma un vero e proprio abbandono.

