Italia Bio

Dermatite Nodulare Bovina – Italia Bio contraria alle misure drastiche della Regione Sardegna

Lillo Alaimo Di Loro, presidente di Italia Bio:“Vaccinazione obbligatoria e abbattimento degli animali sani rischiano di azzerare il comparto. Per contenere il contagio serve un approccio ponderato e condiviso con gli allevatori

Italia Bio sostiene gli allevatori biologici della Sardegna preoccupati per il piano di vaccinazione obbligatoria contro la Lsd (Lumpy Skin Disease), conosciuta in Italia come Dnc – Dermatite nodulare contagiosa.

Il caso ha messo in agitazione l’intero comparto dell’allevamento bovino in Sardegna. In particolare i conduttori di allevamenti biologici che si dicono fortemente preoccupati dal piano emergenziale adottato dalla Regione per contrastare la malattia.

“La malattia non è contagiosa per l’uomo nè può trasmettersi direttamente da un capo ammalato a uno sano, pertanto – sostengono gli allevatori – non sarebbe necessario né l’abbattimento dei bovini sani in zona a rischio, né la vaccinazione obbligatoria per tutta la consistenza bovina dell’isola, cioè quasi 280 mila capi (censiti nel 2023), di cui 62 mila circa allevati in biologico (il 22,2% del totale allevato)”.

La Sardegna si colloca al sesto posto tra le regioni italiane per consistenza e qualità dell’offerta zootecnica bovina: quasi per un quarto condotta in biologico, con allevamenti concentrati soprattutto nelle aree interne delle province di Nuoro, Sassari, Oristano e Olbia, dove, viste le condizioni orografiche complesse, si allevano allo stato brado prevalentemente razze autoctone come la Sarda Bruna e la Sarda Modicana. Per cui anche volendo, eseguire in tempi brevi un piano di vaccinazione a tappeto sarebbe impossibile.

Italia Bio attraverso il suo presidente Lillo Alaimo Di Loro, invita ad approcciare il problema in modo più riflessivo e meno emergenziale: “Il comparto bovino in Sardegna è un perno fondamentale del sistema ecologico rurale sardo, ma con queste scelte si rischia di danneggiarlo pesantemente”. Da qui l’invito di Italia Bio rivolto alle autorità regionali e ministeriali a rivedere la decisione della vaccinazione obbligatoria e a scegliere piuttosto un approccio più ponderato e responsabile. “Non vorremmo che dietro a questa nuova ‘emergenza’ veterinaria si celino altri interessi che nulla hanno a che fare con la salute del comparto e la sicurezza alimentare”, dichiara il presidente di Italia Bio. “Inoltre – aggiunge –  mentre dalla Regione si dicono pronti all’abbattimento degli animali sani, il Tar della Sardegna con una recente sentenza ha sospeso l’obbligo di abbattimento totale, stabilendo che solo i capi infetti debbano essere abbattuti, dimostrando nei fatti che le regole devono sempre essere interpretate con giustizia”.

Insomma sono tanti gli elementi che inducono a riflettere circa le azioni da mettere in campo per fronteggiare questa nuova zoonosi. La malattia non è pericolosa per l’uomo e tra animali si tramette solo attraverso insetti vettori. Il vaccino una volta iniettato, nella migliore delle ipotesi, non agisce prima di 15 giorni e provoca comunque effetti collaterali inducendo cali di produzione, riduzione della lattazione e aborti spontanei. “Anche appurando in modo inequivocabile che l’agente eziologico sia realmente il virus della dermatite – osserva Alaimo Di Loro – ci chiede perchè non intervenire con l’approccio terapeutico classico (antibiotici per controllare le infezioni secondarie, antinfiammatori e antidolorifici) corroborato dal controllo dei vettori (mosche, zecche e zanzare), procedendo all’abbattimento dei soli capi infetti adottando procedure di isolamento degli allevamenti per un periodo congruo rispetto all’incubazione dell’agente patogeno”.

Tra gli allevatori serpeggia sempre più forte il dubbio che si trovi di fronte ad una vicenda “simil Covid” e che l’arrivo delle prime 300 mila dosi sia stato troppo tempestivo e pertanto sospetto. Erano già pronte prima del manifestarsi dell’epidemia nel cuore della Sardegna? E poi: se il virus viene dall’Africa, come mai le prime manifestazioni si sono verificate nel centro e non nelle zone del Sud dell’isola?

Più di una motivazione quindi a sostegno di un approccio sereno e razionale per un evento tutt’altro che incontrollabile. Conclude Lillo Alaimo Di Loro: “Per contenere il contagio serve un approccio ponderato e condiviso con gli allevatori, come la ragione e la cultura agricola impongono, ed è controproducente sventolare lo spauracchio di una salatissima sanzione pecunaria (fino a 20 mila euro) a carico dell’allevatore nel caso di mancata vaccinazione. È un’ammenda che riteniamo spropositata”.

 

Ufficio Stampa Italia Bio – Angela Sciortino – Odg tessera n.61868 – cell: 3288103173