Come garantire la tutela della biodiversità nei paesaggi agricoli? Con produzioni intensive concentrate su superfici ridotte, lasciando più spazio ad habitat naturali (land sparing), oppure con un’agricoltura sostenibile diffusa, integrata agli ecosistemi (land sharing)?
Una nuova revisione del FiBL (Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica) mostra che il dibattito, spesso condotto in termini ideologici, è fuorviante: nessuna delle due strategie è sufficiente da sola. La biodiversità richiede infatti sia terreni gestiti in modo sostenibile, sia habitat indisturbati.
L’analisi ha preso in esame 57 studi, ma solo 17 disponevano di dati completi. Emerge che nel 50% dei casi la soluzione migliore è una combinazione delle due strategie, adattata al contesto. Il land sparing si è rivelato più efficace nel 40% dei casi, soprattutto per gli uccelli delle foreste tropicali, che necessitano di habitat estesi e continui. Il land sharing, invece, prevale nel 10% dei casi, mostrando però benefici per la diversificazione colturale e la resilienza degli agroecosistemi.
I ricercatori evidenziano anche i limiti degli studi disponibili: mancano dati su insetti impollinatori, organismi del suolo, funghi e microbi, e gli indicatori presi in considerazione si concentrano soprattutto sulla densità delle specie, trascurando diversità funzionale e relazioni ecologiche.
Il FiBL sottolinea che puntare solo sull’agricoltura intensiva per “risparmiare” spazio naturale non è sostenibile: pesticidi e fertilizzanti compromettono biodiversità e fertilità dei suoli, con rischi di calo produttivo. Dall’altro lato, l’agricoltura estensiva e biologica offre benefici per la natura ma rese più contenute.
La vera sfida, spiegano i ricercatori, è ripensare l’intero sistema alimentare. Oggi nella Ue il 60% dei terreni coltivabili è destinato ai mangimi, mentre nei Paesi industrializzati un terzo del cibo prodotto viene sprecato. Ridurre sprechi e riequilibrare le destinazioni d’uso dei terreni permetterebbe di conciliare sicurezza alimentare, produttività e tutela della biodiversità.
L’agricoltura biologica, con i suoi approcci agroecologici e la capacità di integrare produzione e conservazione, si conferma così una chiave strategica per un futuro sostenibile dei sistemi alimentari.

