Con riferimento alla dermatite nodulare dei bovini riscontrata in Sardegna, Italia Bio con un proprio comunicato del 24 luglio scorso, ha sostenuto gli allevatori biologici sardi preoccupati soprattutto per l’approccio eccessivamente emergenziale alla questione. A tal proposito evidenziava il rischio che: “vaccinazione obbligatoria e abbattimento degli animali sani rischiano di uccidere il comparto, e che piuttosto, per contenere il contagio sarebbe servito un approccio ponderato e condiviso con le aziende, basato sul monitoraggio dell’evoluzione del fenomeno, controllo dei vettori, isolamento e cura dei capi infetti e nel caso di necessità, abbattimento dei soli capi irrimediabilmente compromessi”.
Tenendo conto che la malattia non risulta contagiosa per l’uomo, né costituisce pericolo sanitario l’eventuale consumo di carne o prodotti derivanti da animali infetti, il solo prevedibile danno si limita agli aspetti economici a carico del comparto, dovuto alla riduzione di produttività dei soggetti malati e soprattutto alla conseguenza delle restrizioni sanitarie dovute alle azioni di contenimento previste dalla legislazione veterinaria. Alla data del 24 luglio scorso i focolai erano circa 30 in tutto con meno di 200 capi contagiati.
Ad oggi, gli ultimi dati ufficiali descrivono la seguente situazione: copertura vaccinale specifica obbligatoria di circa 140.000 capi bovini, pari a circa il 50% della consistenza totale della Sardegna; i focolai sono saliti a 57; solo 77 bovini sono deceduti a causa della malattia, di contro sono stati abbattuti oltre mille capi sani, anche se vaccinati nel rispetto dell’obbligo di legge. È accaduto negli allevamenti dove rivenuti uno o più capi positivi alla malattia, si è proceduto all’abbattimento dell’intera mandria malgrado le proteste degli allevatori e numerosi ricorsi al Tar in opposizione alle ordinanze e alle successive decisioni del Consiglio di Stato che ha confermato la necessità degli abbattimenti.
Quanto le norme vigenti e l’approccio “aggressivo” alla “questione dermatite nodulare” stiano tutelando il settore, o quanto piuttosto non lo stiano danneggiando nel suo complesso, non possiamo dirlo con assoluta certezza, rimane, comunque, il fatto che non essendo trasmissibile all’uomo e non essendo contagiosa né tramite il contatto con gli animali infetti, né attraverso il consumo di carne o latte, ad oggi l’unico danno economico certo è rappresentato dai 1000 capi sani abbattuti, oltre ai 77 soggetti morti per malattia. Ovviamente non entriamo nel merito del costo relativo alle prime 300 mila dosi di vaccino già acquistate e ai giusti indennizzi che saranno corrisposti agli allevatori i cui capi sani sono stati abbattuti.

