Italia Bio

Pesticidi anche nei campi bio: lo studio europeo che fa riflettere

Nemmeno i campi biologici sono del tutto immuni dai pesticidi. È quanto emerge da uno studio curato dall’Università di Vigo nell’ambito del progetto europeo SoildiverAgro, pubblicato sul Journal of Hazardous Materials. I ricercatori hanno analizzato la presenza di oltre 600 pesticidi in 188 campi di grano distribuiti in otto Paesi europei, dal 2010 al 2022: il risultato è che i residui chimici sono ormai ubiqui, anche dove l’agricoltura dovrebbe esserne priva.

Nei campi convenzionali, il 99% dei campioni conteneva almeno un pesticida, con un totale di 73 sostanze rilevate. Tra le più comuni figurano l’ossido di fenbutatina, l’AMPA (metabolita del glifosato), il glifosato stesso e il fungicida epoxiconazolo. Alcune aree, come quella continentale (Germania), hanno mostrato fino a 13 pesticidi diversi per campo.

Ma la sorpresa più inquietante arriva dai campi biologici: qui sono stati trovati 35 composti, di cui solo uno – lo Spinosad – è autorizzato in agricoltura bio. Gli altri residui derivano da sostanze ormai vietate o bandite, alcune ancora rintracciabili oltre quarant’anni dopo la loro proibizione. Il che suggerisce due spiegazioni: da un lato la persistenza delle molecole chimiche nel suolo, dall’altro la possibile contaminazione incrociata tra parcelle vicine, trasportata da vento, acqua o macchinari.

A livello globale, l’impiego di pesticidi è cresciuto del 25% in dodici anni, passando da 2,8 a 3,5 milioni di tonnellate tra 2010 e 2022. In Europa, l’aumento è stato più contenuto ma comunque del 12%, con 449.000 tonnellate utilizzate nel 2022. Nello stesso periodo, l’Unione ha cercato di limitare l’impatto ambientale: oggi 444 pesticidi sono autorizzati, ma oltre 950 sono vietati o non più approvati.

Lo studio avverte che meno del 15% dei pesticidi raggiunge il bersaglio previsto. Il resto si disperde in suolo, acqua e aria, contribuendo alla perdita di biodiversità e a rischi sanitari che spaziano da malattie endocrine e respiratorie fino a tumori e disturbi neurologici.

Tra le sostanze più pericolose figurano i fungicidi epoxiconazolo, boscalid e difenoconazolo, e gli insetticidi imidacloprid e clothianidin, noti per la loro tossicità verso gli impollinatori.

Per gli autori, la strada da seguire è una sola: ridurre drasticamente l’uso dei fitofarmaci e promuovere pratiche più sostenibili. Rotazioni colturali, colture di copertura, riduzione delle lavorazioni e uso di bioinsetticidi e microrganismi benefici sono gli strumenti chiave per migliorare la salute del suolo e rendere i sistemi agricoli, anche quelli biologici, davvero liberi dai pesticidi.