Italia Bio

Felice 2026 di biologico impegno

È morto il re, viva il re! Nel quadro geopolitico che non ci ha risparmiato preoccupazioni, bollettini di guerra dai diversi fronti, violazione di diritti umani e civili, genocidi e tanto altro ancora, il vecchio 2025 ci ha finalmente lasciato.

Tra i pochi fatti in controtendenza, per fortuna, la nuova fotografia del biologico italiano, fornita da Ismea nel suo rapporto annuale per il 2025, ci consegna un Paese sempre più attento al settore biologico, con una superficie agricola certificata che ormai supera i 2,5 milioni di ettari, in un’Italia che mantiene la sua posizione di leder europeo sempre più vicina al traguardo del 25% fissato dalle strategie Ue Farm to Fork e Biodiversità per il 2030. Sul fronte dei consumi si registra un incremento complessivo dell’incidenza del biologico sulla spesa agroalimentare complessiva che si appresta a superare il 3,6%.
Il nuovo anno, dunque, almeno da questo punto di vista, si presenta carico di speranze e aspettative, sicuramente di impegno e buoni propositi.

Ma il tempo non va sprecato, bisogna partire proprio dai punti di forza del comparto per spostare in alto l’asticella di questo primato italiano. I quasi 97 mila operatori bio e le oltre 87 mila aziende agricole che, nel loro insieme, totalizzano circa 4 miliardi di euro di esportazioni e oltre 6,5 miliardi di euro di vendite sul mercato nazionale, contribuiscono in modo copioso e crescente al benessere economico dell’intero settore agricolo nazionale che, ciò malgrado, risulta sempre più dilaniato dalla forbice crescente tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo e che da un lato precarizza sempre di più i redditi agricoli e dall’altro aumenta la fetta di povertà assoluta nazionale.

Rimane necessario a parere di Italia Bio, consolidare il patto tra produttore e consumatore  per consolidare quel legame di fiducia e trasparenza tra il mondo della produzione e il mondo del consumo. L’attuale sistema agroindustriale di produzione e distribuzione del cibo infatti è così controllato dalle logiche della finanza e del profitto da generare quelli che oggi vengono definiti “deserti alimentari”, cioè quelle aree urbane e/o rurali, dove i residenti hanno ormai un accesso limitato o nullo al cibo fresco e biologico a prezzi accessibili.

Dalla recente elaborazione dei dati presentati dall’Oipa (Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare) e dell’Istat, riferiti al periodo tra ottobre 2021 e ottobre 2025, emerge infatti un’Italia in regressione con un crollo strutturale dei redditi agricoli da un lato, e del potere d’acquisto delle famiglie dall’altro. Qualcosa come un aumento del 27%  dei prezzi al consumo in 4 anni a fronte di una riduzione del 30% dei prezzi alla produzione, con punte del 66% per il latte in Sardegna e del 56% per l’uva da tavola.

In un tale contesto la missione di Italia Bio per il 2026 non potrà che guardare ai servizi a favore della rete delle aziende bio attraverso la formazione, il supporto tecnico agronomico orientato all’idea dell’approccio olistico all’azienda biologica e multifunzionale, per favorire la conversione al biologico della Sau, anche in funzione degli obiettivi 2030.

Intanto prende il via lofferta formativa Italia Bio 2026 con la serie dei primi tre corsi rivolti a tecnici e operatori delle aziende biologiche che si svolgerà presso gli istituti superiori per l’agricoltura di dieci regioni italiane con i quali si è inteso aprire un ponte diretto verso il mondo del lavoro rinnovando il proprio impegno nel sostenere la cultura del biologico e dei consumi responsabili. Il tutto in un quadro di economia territoriale e circolare in cui la parola d’ordine sia multifunzionalità, sostenibilità e solidarietà della risposta sociale.

Buon 2026 a tutti!

di Lillo Alaimo Di Loro