L’olio extravergine di oliva biologico non è solo una scelta sostenibile, ma anche un alleato della salute. Lo conferma una ricerca condotta in Portogallo, che ha messo a confronto oli bio e oli da agricoltura integrata, evidenziando una maggiore concentrazione di polifenoli negli oli biologici.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Agriculture and Food Research, è stato realizzato da un team di ricercatori del Centro Alentejo di biotecnologia per l’agricoltura e l’agroalimentare (Cebal), dell’Istituto Politecnico di Beja, e delle Università di Évora e Jaén . I ricercatori hanno analizzato campioni di olio extravergine provenienti da tre cultivar – Cobrançosa, Arbequina e Vulgar Galega – coltivate sia con metodo biologico sia con agricoltura integrata.
I risultati sono chiari: l’olio biologico presenta concentrazioni significativamente più elevate di oleocantale e oleaceina, due polifenoli chiave noti per le loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, neuroprotettive e cardioprotettive. In particolare, la cultivar Cobrançosa ha mostrato valori molto superiori negli oli bio rispetto a quelli integrati, dimostrando come il metodo di coltivazione incida direttamente sulla qualità nutrizionale del prodotto finale.
Secondo i ricercatori, i dati confermano che le pratiche agronomiche biologiche non influenzano solo la sostenibilità ambientale, ma anche il profilo chimico e funzionale dell’olio, rafforzandone i benefici per la salute. Un risultato che valorizza ulteriormente il ruolo dell’olio extravergine biologico all’interno della dieta mediterranea, dove rappresenta uno degli alimenti simbolo per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e per il benessere generale. Una conferma scientifica importante che rafforza il legame tra agricoltura biologica, qualità alimentare e salute pubblica.

