Il biologico in Italia non è più solo una scelta di nicchia, ma un pilastro consolidato dell’economia agroalimentare. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Sana presentati da Nomisma a BolognaFiere, il 2025 ha segnato un record storico: le vendite totali hanno raggiunto la cifra monstre di 6,9 miliardi di euro.
Ma dove acquistano e dove mangiano “bio” gli italiani? La fetta più consistente del mercato è rappresentata dai consumi domestici, che valgono 5,5 miliardi di euro. In questo scenario, la Distribuzione Moderna si conferma l’attore principale, veicolando il 64% delle vendite totali per il consumo interno. Con una crescita del +6,1% rispetto al 2024, il canale omnichannel ha toccato quota 3,5 miliardi. Non restano a guardare i negozi specializzati: nonostante la concorrenza dei supermercati, presidiano il 20% dei consumi interni e registrano una crescita vivace del +7,5% nell’ultimo anno.
Il vero terreno di conquista è però il canale away from home (ristoranti, bar e mense), che oggi vale oltre 1,35 miliardi di euro. Non è solo una questione di cifre: il fuori casa è il luogo dove 7 italiani su 10 scoprono ingredienti innovativi e prodotti che difficilmente userebbero nella cucina di casa.
L’indagine Nomisma scatta una foto nitida in cui appaiono:
- Adozione diffusa: Oltre l’80% dei ristoranti e il 70% dei bar utilizzano ingredienti bio, con punte dell’85% per quanto riguarda la carta dei vini.
- Driver di scelta: Il 51% degli operatori punta sul bio per dare al locale un posizionamento premium. Seguono le motivazioni etiche e di sostenibilità (46%) e l’attenzione al benessere del cliente (40%).
- Km Zero: Un interessante 38% dei ristoratori sceglie il bio proprio grazie alla spinta dei produttori locali.
Nonostante l’ottimismo, esiste un “collo di bottiglia”: il 75% degli operatori dichiara di non avere informazioni sufficienti sul metodo di produzione biologico e sui suoi benefici reali per ambiente e salute. Questo gap informativo limita il potenziale del settore e richiede un investimento urgente in formazione.
Le prospettive per i prossimi 2-3 anni restano positive: il 26% dei professionisti prevede di aumentare gli acquisti di materie prime bio. Sebbene si tema una possibile contrazione delle uscite totali per contenere la spesa familiare (prevista dal 28% degli intervistati), la tendenza è chiara: il consumatore sarà sempre più selettivo, cercando trasparenza, qualità e impatto ambientale ridotto.
Il biologico, in questo scenario, non è più un’alternativa, ma la risposta naturale a una domanda di qualità consapevole.

