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Robot nei vigneti bio: meno trattamenti, più sostenibilità

La viticoltura biologica accelera sull’innovazione e guarda sempre più alla robotica come alleata strategica. Dalla California arriva un segnale forte: Bonterra Organic Estates ha avviato un progetto pilota che potrebbe cambiare radicalmente la gestione fitosanitaria nei vigneti bio, riducendo l’uso di fungicidi e migliorando l’impatto ambientale complessivo.

Al centro dell’iniziativa ci sono sei robot autonomi elettrici, sviluppati da Saga Robotics, impiegati su circa 80 ettari di vigneto nella contea di Mendocino. Il loro compito? Muoversi tra i filari durante la notte e trattare le piante con luce ultravioletta-C, una tecnologia capace di alterare il DNA dei funghi e bloccare la diffusione di patologie come oidio e botrite.

Una soluzione che punta a sostituire – o quantomeno ridurre drasticamente – i trattamenti a base di zolfo, ancora oggi molto diffusi anche in agricoltura biologica.

L’aspetto più interessante è il cambio di paradigma. Non si tratta solo di introdurre nuove macchine, ma di ripensare il modo in cui si gestisce la difesa delle colture. La luce UV-C, infatti, agisce direttamente sui patogeni senza lasciare residui e senza impattare negativamente su crescita, resa o qualità dell’uva, come dimostrato anche da studi scientifici condotti, tra gli altri, dalla Cornell University. Per il biologico, spesso chiamato a bilanciare efficacia e limiti normativi sugli input, si tratta di una prospettiva particolarmente interessante.

Non solo difesa fitosanitaria. I robot utilizzati nel progetto pesano circa un decimo rispetto a un trattore tradizionale, riducendo in modo significativo il compattamento del suolo. Un aspetto cruciale per la salute del vigneto, soprattutto nei sistemi biologici e rigenerativi dove la vitalità del terreno è un pilastro fondamentale. In più, essendo completamente elettrici e alimentati da energia rinnovabile, contribuiscono a tagliare le emissioni di carbonio. Un doppio vantaggio che risponde alle crescenti pressioni ambientali e alle richieste di sostenibilità lungo tutta la filiera.

Il progetto pilota si inserisce in una strategia più ampia di Bonterra, realtà storica della viticoltura biologica e rigenerativa, impegnata a integrare innovazione tecnologica e pratiche sostenibili. L’obiettivo è rendere i sistemi agricoli più resilienti, riducendo l’impatto ambientale senza compromettere la produttività.

La domanda ora è se questo modello potrà essere replicato su larga scala, anche in contesti diversi come quelli europei e italiani. I costi, l’adattabilità alle condizioni pedoclimatiche e il quadro normativo saranno fattori decisivi.

Per il mondo del biologico, questa esperienza rappresenta molto più di una sperimentazione. È un’indicazione chiara della direzione: integrare tecnologia avanzata e principi agroecologici per costruire sistemi produttivi più efficienti, sostenibili e resilienti.

La robotica, un tempo distante dall’immaginario del bio, oggi entra a pieno titolo tra gli strumenti possibili. E potrebbe diventare uno dei pilastri della viticoltura del futuro.