La Sardegna del biologico cresce tra vigneti battuti dal maestrale, uliveti secolari e campi cerealicoli che tornano a valorizzare varietà antiche. L’isola è oggi una delle regioni italiane con la maggiore estensione agricola convertita al bio. Secondo i dati del Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica (Sinab), ricorda Italia Bio, la superficie biologica sfiora i 200 mila ettari, pari a circa il 15% della Sau regionale. Le aziende certificate superano le 2.600 unità, con una prevalenza di produttori agricoli e una filiera che continua ad allargarsi anche nella trasformazione agroalimentare.
A trainare il comparto sono soprattutto pascoli e foraggere, fondamentali per la zootecnia ovina, ma crescono anche olivicoltura, viticoltura, cereali e legumi. Il bio sardo ha trovato infatti una sua identità precisa: produzioni legate al territorio, filiere corte e forte attenzione alla biodiversità mediterranea.
Nella Marmilla, ad esempio, ci sono aziende che rappresentano esperienze molto interessanti dell’agricoltura biologica al femminile. Qui si recupera la tradizione cerealicola storica del territorio producendo legumi antichi, mandorle e olio extravergine biologico, con trasformazione interna delle materie prime. Un modello che punta sull’autosufficienza produttiva e sulla valorizzazione delle varietà locali.
Nel Sulcis-Iglesiente, invece, c’è chi ha costruito un progetto multifunzionale che unisce vino, olio, miele, pasta e conserve biologiche. Qui il biologico non è soltanto certificazione, ma racconto identitario della Sardegna rurale, tra pratiche agricole tradizionali e attenzione alla sostenibilità ambientale.
C’è poi chi ha scelto di recuperare antiche cultivar cerealicole. È il caso di un’azienda nata nel Campidano grazie alla “restanza” o meglio dal ritorno nella propria terra di origine di un giovane sardo. Il progetto ha rimesso al centro grani antichi mediterranei, farine macinate a pietra e produzioni agricole innovative, dimostrando come il bio possa diventare anche occasione di rientro e rigenerazione sociale nelle aree rurali interne.
Il vino biologico è un altro comparto in piena evoluzione. Così c’è chi ha convertito i vecchi vigneti familiari puntando su Cannonau, Vermentino e Cagnulari coltivati secondo disciplinari biologici certificati. Una scelta che intercetta la domanda crescente di vini identitari e sostenibili sui mercati internazionali.
Ad Oliena, invece, c’è chi lega la produzione biologica di Cannonau e olio evo alla valorizzazione del paesaggio del Supramonte. Si tratta quasi sempre di realtà familiari che raccontano bene il legame tra agricoltura bio e presidio delle aree interne.
L’olivicoltura biologica continua intanto a consolidarsi. Nel Sulcis, si punta su raccolta manuale, estrazione a freddo e molitura rapida per produrre un olio evo biologico di alta qualità. Mentre ci sono altri che hanno deciso di valorizzare gli ulivi millenari sardi con produzioni orientate alla qualità premium.
Le criticità anche in Sardegna non mancano, fa presente l’associazione Italia Bio. E spesso sono sovrapponibili a quelle di altre regioni. Anche qui gli agricoltori lamentano gli alti costi di certificazione e pagano la frammentazione aziendale, la carenza infrastrutturale. C’è poi l’emergenza climatica che rappresenta una delle sfide più pesanti. La gestione dell’acqua resta centrale in un’isola esposta a lunghi periodi di siccità. Negli ultimi mesi il recupero degli invasi grazie alle piogge ha dato respiro al comparto agricolo, ma il tema della resilienza climatica rimane strategico per il futuro del bio sardo.
Ciò nonostante la Sardegna continua a rappresentare uno dei laboratori agricoli più interessanti del Mediterraneo. Qui il biologico non è soltanto una nicchia di mercato: è spesso una scelta culturale, territoriale e generazionale. Un modo per restare nelle campagne, innovando senza perdere il legame con la terra.
Attività finanziata dal MASAF – Ministero dell’Agricoltura della sovranità Alimentare e delle Foreste – Progetto “Bio-ConvItalia – Biologico Conviviale Italiano” – D.M. n. PQAI 01 – Prot. N.0605738 del 31/10/2023 – CUP J55B23000730001

