Il “Terzo paesaggio” come spazio di biodiversità, salute e rigenerazione urbana. È stato questo il filo conduttore del seminario nazionale conclusivo del percorso di formazione in agricoltura biologica svoltosi nelle scorse settimane nella Sala Consiliare di Guspini, comune della provincia del Medio Campidano in Sardegna, dal titolo “Agricoltura biologica e terzo paesaggio: dove nascono cura e salute”.
L’iniziativa, organizzata da Italia Bio con il patrocinio del Comune di Guspini, nell’ambito nell’ambito del progetto “Bio-ConvItalia – Biologico Conviviale Italiano”, finanziato dal Masaf – Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, e coordinata da Lillo Alaimo Di Loro, presidente di Italia Bio, ha messo al centro una nuova visione del paesaggio: non più semplice cornice estetica o area residuale, ma luogo vivo capace di produrre benessere, economia, inclusione sociale e sostenibilità ambientale. Il concetto di “Terzo paesaggio”, elaborato dal paesaggista francese Gilles Clément, identifica infatti quegli spazi marginali, spontanei o dimenticati che custodiscono biodiversità e nuove possibilità di equilibrio tra uomo e natura.
L’appuntamento di Guspini è stato un interessante momento di confronto tra istituzioni, tecnici, agronomi, operatori del biologico e cittadini su un tema sempre più centrale: la necessità di ripensare il rapporto tra territorio, ambiente e salute partendo proprio dagli spazi “inermi” del Terzo Paesaggio, oggi considerati nuovi laboratori di resilienza ecologica e sociale.
Nel corso del seminario questo approccio è stato tradotto in esperienze concrete legate all’agricoltura biologica, alla gestione ecologica del verde urbano, ai giardini terapeutici e alle pratiche innovative che trasformano il paesaggio in uno strumento di cura e salute pubblica.
È quello che ha fatto Gianfranco Puddu – medico e proprietario del giardino maestro dell’Ulivo millenario – che ha qualificato il suo giardino come un’immensa “farmacia naturale all’aperto” e un’isola di fitolimurgia dove sono state censite oltre 50 specie vegetali selvatiche commestibili.
Nel corso del seminario particolare attenzione è stata dedicata alla gestione ecologica del verde urbano e industriale nel Comune di Guspini come modello europeo di “terzo paesaggio” e risorsa sanitaria. Ne ha parlato Marcello Serru Assessore all’Ambiente e all’Agricoltura del Comune di Guspini che ha spiegato cosa ha messo in campo il comune sardo della provincia del Medio Campidano: “Il progetto che abbiamo realizzato a Guspini mette insieme giardini e marciapiedi terapeutici, fitoallergia e urbanistica della salute attraverso cento azioni dedicate al benessere collettivo”.
Daniela Ducato – referente del Comune di Guspini del progetto Terzo Paesaggio – ha condiviso l’esperienza della “zona industriale pesticide free”, nata dopo dieci anni di battaglie che sono servite a vincere forti resistenze e a creare la necessaria consapevolezza. “Oggi – ha raccontato Daniela Ducato – le imprese del distretto industriale dove, incuranti della salute dei lavoratori, si utilizzava massicciamente il glifosato per la pulizia delle pertinenze, hanno abbandonato quella pratica e non sono più disposte a tornare indietro”.
Il seminario, attraverso l’intervento dell’agronomo Martino Liscia – referente per la Sardegna di Italia Bio – ha offerto anche un’analisi sulle prospettive del biologico in Sardegna, e grazie ai contributi degli agronomi di Italia Bio – Dario Brucculeri, Emanuele Silva, Marco Terrana – ha approfondito il ruolo dell’approccio olistico biologico nella cura del “paesaggio che nutre”.
Spazio infine alle esperienze legate ai sistemi ecologici di gestione, alla biodiversità e alle tecniche innovative applicate all’agricoltura sostenibile nell’intervento di Eugenio Cavalli, esperto in sistemi ecologici di gestione che ha descritto le tecniche di “diserbo naturale” e quindi sostenibile, e l’”idrosemina a basso costo”.
Etica d’impresa, critica al glifosato ed economia della vita sono stati al centro del contributo di Lillo Alaimo Di Loro che ha sottolineato il falso mito dell’economicità pubblica: “nella progettazione pubblica il concetto di economicità non deve legarsi alla mera produzione di denaro – ha affermato il presidente di Italia Bio – bensì all’utile sociale, al benessere e alla restituzione di salute alla comunità”.

